Cari amici,
    vi scrivo dalla Casa dei Saveriani di Bujumbura dove sto attendendo l’abbé Fhilippe, nuovo capogruppo del Burundi, che mi accompagnerà all’aeroporto per il mio viaggio di ritorno in Italia. Sono ancora vivi quindi i suoni, le voci, i profumi di questa terra che esce martoriata dalla guerra e porta in sé latenti ma riconoscibili i segni della rinascita: i quartieri che si ricostruiscono, le frotte di bambini che sbucano da ogni parte, i progetti di sviluppo promossi dai missionari bianchi e dai preti locali, il moltiplicarsi delle Congregazioni religiose. Resta tuttavia predominante la povertà materiale e culturale, l’instabilità sociale, il divario etnico soprattutto nei confronti dei twa la cui dignità non è ancora pienamente riconosciuta.
Qui vivono ed esercitano il ministero i membri del nostro Istituto, intercettati da Don Battista Cimino dieci anni fa, affascinati dalla specifica ispirazione francescana e impegnati a seguire nello spirito e alla lettera le Costituzioni. Attualmente sono più di venti, i professi più di dieci, tre di incorporazione definitiva. Ventuno hanno partecipato agli esercizi, predicati da P. J.P. Nolf, gesuita di Kiriri, e accompagnati da Don Batista e da me, che ho potuto tenere alcune conversazioni sul carisma e sull’organizzazione dell’Istituto. Essi sono una vera e propria speranza, uno sbocco significativo per l’internazionalizzazione del nostro carisma, un faro luminoso della sua attualità, un richiamo per tutti alla radicalità.
La speranza è data dalla loro giovane età (notavo che dei sodali che hanno tra i 40 e i 50 anni gli africani sono quasi il 50%) e dalla celerità con cui si diffonde la proposta. L’internazionalizzazione passa attraverso di loro, che ci aprono al mondo francofono e, speriamo presto, con qualche vocazione keniota, anche a quello anglofono. L’attualità è ravvisabile soprattutto nell’esigenza che i presbiteri di queste chiese hanno di essere sostenuti spiritualmente e teologicamente, perché mancano ancora precise iniziative di formazione permanente e i pericoli a cui sono esposti sono molteplici: lo scoraggiamento, il rifugio nell’alcool, la ricerca del benessere per sé e per le proprie famiglie, l’ammiccamento al potere a scapito dei più poveri e indifesi.
Ciò che maggiormente motiva i nostri sodali è l’invito a incarnare lo spirito francescano nella loro vita e nel ministero. In Francesco colgono l’amore all’umanità sofferente e martoriata, la minorità nell’approccio alle strutture e alle istituzioni, la centralità di Cristo e del messaggio evangelico nella vita di fede e nell’evangelizzazione, la scelta preferenziale dei poveri e la risposta al loro grido di aiuto che forte risuona in queste colline e villaggi.
Essi pensano a noi sodali europei come preti che vogliono far sul serio, pronti a contestare le logiche del potere e del benessere materiale, disponibili a pagare di persona non solo l’annuncio ma anche l’incarnazione del messaggio evangelico. Suonerebbe come un tradimento a questa loro fiducia una vita presbiterale mediocre, una mentalità funzionalista, un’ecclesialità conflittuale, borghese ed arrivista. Ne derivano quindi un forte richiamo alla radicalità e una responsabilizzazione dell’Istituto nei suoi organismi centrali, dei gruppi e di ciascun membro.
Ho potuto parlare con sei vescovi. Alcuni conoscevano la nostra esistenza ma tutti hanno appreso con interesse la “forma vitae” della nostra famiglia sacerdotale, gli obiettivi che la muovono e la modalità con cui si sviluppa. Al loro sincero apprezzamento e alla promessa di sostenerci deve corrispondere la coerenza del nostro impegno e la forza della nostra testimonianza.
Ringraziamo insieme il Signore degli eventi con cui ci stupisce continuamente. Se qualcuno può contribuire anche economicamente per sostenere i gruppi africani nella loro formazione e nei loro incontri si rivolga all’economo specificando l’intenzione. Se poi rimane ancora qualche incertezza nella partecipazione agli esercizi e nella rinnovazione, prenda spunto da queste riflessioni per rimettersi in cammino seriamente.

Un abbraccio per tutti, in semplicità e letizia

Don Francesco