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LETTERA DEL PRESIDENTE - ottobre 2016

“PER UNA ECOLOGIA DELLO SPIRITO”

Carissimi fratelli ed amici,

con l’Enciclica “Laudato sii” papa Francesco ha richiamato l’attenzione nostra e di tutti gli uomini della terra sulla necessità di rivedere la nostra relazione con il creato, perché l’abuso perpetrato a suo danno soprattutto negli ultimi due secoli rischia di distruggere la casa comune in cui gli uomini devono abitare e di conseguenza non può mancare di avere una ripercussione negativa non solo sulla qualità della vita umana, ma perfino sulla sua possibilità di futuro.
     Si tratta di un tema che sembra marginale rispetto all’esperienza della fede: invece il papa dimostra come una relazione sbagliata con il creato è riflesso di una relazione guasta tra gli uomini e con Dio. Questo spinge il papa ad introdurre nel capitolo VI dell’Enciclica l’idea inedita di una “spiritualità ecologica”, che attende di essere coltivata come motore di un processo di rigenerazione integrale dell’uomo e delle relazioni umane.
Vorrei agganciarmi a questa idea del pontefice, provando ad evidenziare alcuni ambiti, che interpellano la nostra personale responsabilità, a cui il papa allude senza entrare specificamente nel merito. Io credo che il primo passo verso una “spiritualità ecologica” è rappresentato da ricerca e dalla cura di una “ecologia dello spirito”. Sembra un pasticcio di parole, ma in realtà i guasti che noi osserviamo nel pianeta in cui abitiamo sono il riflesso e la conseguenza di guasti che albergano dentro ciascuno di noi. E’ Gesù stesso che lo dice in uno scontro polemico con i farisei: “Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!” (Mt. 15,11),  perché “la bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda” (Mt 12,34). Il disordine interiore è la causa e il principio del disordine che dilaga nel mondo. Ecco perché il primo contributo che possiamo offrire per un mondo migliore è la purificazione del nostro cuore.
Da cosa dobbiamo purificare il cuore? Una risposta generica e, forse poco incisiva, ci farebbe dire ineccepibilmente: dal peccato! Noi sappiamo però che il peccato si insinua nella nostra vita sotto forme così variegate e sottili da riuscire ad apparire a volte non del tutto ripugnante, se non perfino accattivante. Ecco perché Gesù ci esorta a tenere gli occhi sempre aperti e vigilanti e ci mette in guardia dalla tentazione di scendere a compromesso e di giustificare una sorta di convivenza pacifica con atteggiamenti e comportamenti, che appartengono ad un modello di vita del tutto estraneo al Vangelo.
Allora mi permetto di suggerire di riprendere in mano il testo di Gal. 5, 16-23, in cui l’Apostolo, mettendo a confronto la vita secondo lo Spirito con la vita secondo la carne, si diffonde in alcune esemplificazioni, che sono utilissime per passare dalla genericità del concetto di peccato alla concretezza delle forme attraverso le quali il peccato alberga in ciascuno di noi. Non facciamo l’errore di derubricare grossolanamente tali esemplificazioni a livello di “peccati veniali”: non mi riferisco qui alla responsabilità morale soggettiva, il cui giudizio ultimo spetta a Dio; ma ciascuna di queste esemplificazioni, presa in sé, costituisce un tarlo mortale, capace di definire il modello di vita che io conduco: o è vita secondo lo Spirito o è vita secondo la carne. E ognuno sa che i due modelli sono del tutto inconciliabili e alternativi.
I nostri atteggiamenti e comportamenti cosa dicono dunque della nostra vita? Su quale modello noi siamo attestati, almeno nelle intenzioni e nella tensione (le intenzioni senza la tensione sono pure illusioni!)? Nei propositi noi abbiamo fatto la scelta di essere trasparenza di Cristo nel mondo; il nostro mondo è prima di tutto il presbiterio a cui apparteniamo e poi l’ambito ministeriale nel quale il nostro sacerdozio si fa servizio per il Regno. Abbiamo la grave responsabilità di annunciare con la vita il carisma che ci è stato affidato. E’ vero che siamo come vasi di creta e che non siamo stati scelti perché migliori degli altri. Ma insieme con il carisma ci è stata donata la grazia potente dello Spirito perché, al di là delle nostre personali capacità, il carisma possa incarnarsi nella vita di ciascuno di noi. Se questo non avviene o avviene solo parzialmente, è evidente che siamo noi a frapporre più o meno consapevolmente ostacoli all’azione dello Spirito, per cui non diventiamo ciò che siamo chiamati ad essere, con danno per la missione che siamo mandati a compiere.
Questa “ecologia dello spirito” mi sembra un’operazione urgente, alla quale nessuno di noi dovrebbe esimersi, in un momento storico in cui la domanda di autenticità della vita si fa sempre più pressante. E’ un presupposto indispensabile per il cammino formativo che ci attende nei prossimi due anni e che sarà tutto incentrato sulla ricerca e sulla costruzione di relazioni pienamente evangeliche nel presbiterio e nel ministero.
Il Signore ci guidi, ci sostenga in questo cammino e ci doni la sua pace.
 
Giuliano

 

Die Ökologie des Geistes

O ekologii Ducha

 
Seminario di studio 2016

Apostoli ed educatori per la missione:
in ascolto delle speranze del mondo


Data: 13 gennaio 2016

Luogo: Villa Campitelli, Via Sulpicio Galba, 4 – 00044 FRASCATI (Tel. 06.9426434)

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Relazione del prof. Franco Miano

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Dibattito

 
La profezia della consacrazione secolare alla luce del magistero di Papa Francesco
Il cammino compiuto dagli Istituti Secolari, dalla “Provida Mater Ecclesia” a oggi, sia a livello di riflessione teologica e magisteriale che a livello di esperienza di vita, ci permette di affrontare l’argomento di questo Convegno tenendo sullo sfondo alcuni dati acquisiti: la piena consacrazione, la sua dimensione secolare, lo spirito missionario inteso prevalentemente come lettura dei segni dei tempi e animazione cristiana della realtà terrena, lo stile del dialogo.
 
 
Institut Séculier des Prêtres Missionnaires de la Royauté du Christ

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