Cari amici,
    volendo continuare la nostra riflessione sulla dinamica educativa, dopo aver parlato del primato dell’ascolto desidero attirare la vostra attenzione sull’esperienza dell’accompagnamento spirituale. L’editrice Messaggero ha pubblicato in questi giorni un testo di Giuseppe Sovernigo, psicologo e psicoterapeuta, docente all’Istituto liturgico pastorale di S. Giustina di Padova, dal titolo “Come accompagnare nel cammino spirituale”. Durante l’ultimo corso di aggiornamento dei Vescovi della regione conciliare Triveneta, in cui si è riflettuto sul tema della nuova evangelizzazione, è risuonato in maniera corale l’invito a mettere a disposizione il nostro tempo e le nostre energie anche per l’accompagnamento delle coscienze nel loro cammino di scoperta della fede o di ricominciamento, come si usa dire per chi torna a vivere l’avventura cristiana dopo anni di allontanamento o di abbandono. Su questo argomento si legge molto nelle riviste più o meno specializzate, si tengono corsi di formazione a tanti livelli, si è maturata una certa competenza pratica. Vale la pena focalizzare alcuni snodi in un tempo in cui la relazione personale viene individuata come via preferenziale, se non unica, per la comunicazione della fede e la testimonianza della vita.
Il primo snodo è quello della disponibilità. Innanzitutto quella del tempo, presi come siamo da molteplici occupazioni, che ci portano a correre per erogare servizi piuttosto che a sostare per incontrare le persone. Ma poi la disponibilità a lasciarci abitare dalla vita degli altri, con quella empatia che ne condivide gioie e dolori, che permette di leggere le situazioni e intravedere le vie da percorrere a partire dalle reali situazioni delle persone che accostiamo. È una disponibilità che chiede a volte svuotamento di sé, presa di distanza dai propri problemi, libertà di mente e di cuore per far spazio a prospettive nuove, domande inedite, vissuti imprevedibili.
Un secondo snodo dell’accompagnamento spirituale è la fedeltà al vangelo. Da esso dobbiamo lasciarci guidare nel formulare qualche giudizio e soprattutto nell’individuare le risposte che possono rilanciare la vita. Non siamo, in altre parole, chiamati ad essere psicologi, maestri, padroni, sostituendoci quasi alla determinazione responsabile della singolarità individuale, ma sentinelle vigili che, avendo la grazia di alimentarci della Parola, possono trasmetterne l’energia con trasparenza e coraggio profetico. Si tratta quindi di una fedeltà non solo nominale, che arriva a tradurre farisaicamente l’insegnamento di Gesù in una serie di norme e precetti, ma di un’obbedienza che passa prima di tutto attraverso la nostra vita coerente e affidabile.
Un terzo snodo è costituito dal ricorso alla grazia del Signore. Sia che l’accompagnamento contempli anche la celebrazione del sacramento della Riconciliazione, sia che si limiti ad una periodica ricerca per il discernimento o di una verifica della fedeltà alle scelte compiute, ogni colloquio spirituale va fatto precedere e seguire dalla preghiera, dall’invocazione dello Spirito, unico vero interprete della volontà del Signore. La certezza dei suoi doni relativizza sotto certi aspetti il nostro ruolo e nello stesso tempo gli conferisce un carattere sacro: siamo chiamati ad essere semplici strumenti ma di un intervento divino che ci vuole mediatori efficaci. È un ruolo che chiama ulteriormente alla santità personale, alla comunione di vita con il Signore Gesù e alla docilità al suo Spirito.
Mi rendo conto che la problematica è ben più vasta. Con questa lettera spero di aver suscitato il desiderio di approfondirla, cogliendo l’importanza di un aggiornamento permanente dell’esercizio del nostro ministero, soprattutto nella prospettiva dell’impegno educativo. Volendo attingere alla ricchezza delle nostre Costituzioni, propongo la riflessione su una nota spirituale che si trova a pag. XLIV: “La scelta di una persona da parte di Dio è per il bene degli altri: la persona consacrata è un «inviato» per l’opera di Dio, nella potenza di Dio. Gesù stesso fu chiaramente consapevole di ciò. Consacrato e inviato a portare la salvezza di Dio, egli fu pienamente votato al Padre nell’adorazione, nell’amore, nell’abbandono, e totalmente dedito all’opera del Padre: la salvezza del mondo” (SCRIS, La vita religiosa nell’insegnamento della Chiesa, 31.5.1938, n. 23).

Vi abbraccio con affetto, in semplicità e letizia
                    
Don Francesco