Miei carissimi fratelli ed amici,
il Seminario di studio che abbiamo appena tenuto è servito, com’è ormai nostra tradizione, per disegnare il percorso formativo che ci vedrà impegnati durante quest’anno di grazia 2014. Sento a proposito il bisogno di esternare tutto lo stupore che provo nel constatare come, al di là di ogni nostro sforzo progettuale che pure si lascia interpellare dai segni dei tempi, è veramente il vento dello Spirito che ci apre dinanzi il cammino che siamo chiamati a percorrere, caratterizzato da sorprendente novità oltre ogni immaginazione e ricco di profezia evangelica per il tempo che viviamo. Lontano da ogni tentazione di sentirci migliori degli altri e tremando al pensiero della maggiore responsabilità che ciò comporta, restiamo sbalorditi quando a distanza di tempo vediamo che le nostre intuizioni trovano autorevoli conferme da parte dei livelli più alti del magistero della Chiesa. Dinanzi a tanta grazia non possiamo tenere un passo lento: l’amore di Cristo ci fa urgenza!
In questa prospettiva, esorto tutti a misurarsi con coraggio e senza titubanze con l’impegno di costruirsi una propria “regola di vita”: è il modo, antico e sempre nuovo, per non rischiare di rimanere impantanati nella melma di una mediocrità, che anche il papa Francesco recentemente ha segnalato come un pericoloso deragliamento per tutti, ma in primo luogo per i preti; è anche il modo per coniugare le istanze di un cammino di perfezione qual è il nostro con la secolarità, che è dimensione propria della nostra vocazione, in uno sforzo di personalizzazione necessaria per esprimere fino in fondo la fedeltà della risposta.
Questo tema ci interpella maggiormente nel momento in cui viene annunciato che dall’ottobre 2014 al novembre 2015 si celebrerà l’Anno della vita consacrata. Accogliamo l’iniziativa come una provocazione ad una maggiore autenticità, perché la vita consacrata non sia una lucerna posta sotto il moggio ma sul lucerniere per illuminare tutta la casa.
Tuttavia, non posso tacere il senso di tristezza provocato in me dall’aver notato come nella conferenza stampa tenuta dai responsabili dell’apposita Congregazione romana si sia continuato ad ignorare completamente la consacrazione secolare, dal momento che sempre e soltanto si è fatto riferimento ai religiosi. In un solo passaggio è stata utilizzata l’espressione “istituti laicali” senza far capire bene se il riferimento volesse essere o meno agli istituti secolari, che in ogni caso non sono solo laicali ma anche clericali. La totale approssimazione del linguaggio fa supporre un’uguale approssimazione nella comprensione delle diverse forme di vita consacrata, nonostante questa volta il Codice di Diritto Canonico: eravamo nel mondo quando non eravamo nel codice; ora che siamo anche nel codice, sembra come se ugualmente non si volesse riconoscere piena cittadinanza per noi negli stati di perfezione.
La mia non è polemica: questo terreno non ci appartiene. La tristezza che tutto questo desta non è causata da un mancato riconoscimento, perché in questo caso dovremmo francescanamente dire: “qui è perfetta letizia!”. Ma come può non essere preso nella giusta considerazione un dono dello Spirito, sicuramente autentico se la Chiesa stessa lo ha dichiarato tale? Come si pensa di rivitalizzare la vita consacrata, emarginando un’espressione che, per quanto umile dal punto di vista quantitativo, è quella che più esprime il senso e il valore del mistero dell’incarnazione, di cui il tempo attuale ha specialmente bisogno? Se in un’orchestra al direttore sfugge di far suonare una parte degli strumenti, ne risulterà una sinfonia azzoppata.
Accettiamo senza riserve di essere anche in questo “minores”; nel contempo tali evidenze ci fanno avvertire la responsabilità di dover mostrare sul campo la bellezza e la ricchezza del dono che ci è dato, non per essere riconosciuti, ma per adempiere fino in fondo la nostra vocazione di sacerdoti missionari della regalità di Cristo nel mondo e nel tempo in cui siamo inseriti. Anche in questo l’amore di Cristo ci fa urgenza!
Il Signore doni a tutti la sua pace e la sua gioia.
Giuliano


