Carissimi fratelli ed amici,
sento il bisogno di comunicarvi le sensazioni provate nel vivere le due esperienze forti che hanno caratterizzato la mia estate di quest’anno e la cui eco continua a risuonarmi dentro in un misto di dolcezza e di provocazione.
Anzitutto la visita ai nostri gruppi del Burundi/Rwanda e della Repubblica Democratica del Congo. Non vi nascondo che mi ero predisposto ad affrontare un’altra esperienza per me difficile, come è stata quella in Guinea lo scorso anno. Al contrario, me ne sono tornato dal Burundi profondamente edificato e consolato per diverse ragioni:
prima di tutto perché ho trovato dei gruppi e dei fratelli profondamente consapevoli della serietà della nostra vocazione, protesi a vivere la dimensione comunitaria dell’Istituto attraverso gli incontri di gruppo, nonostante le oggettive difficoltà costituite dalle distanze, dalla endemica limitazione di disponibilità economiche comune a quasi tutti i Paesi africani, dalla carenza delle infrastrutture che rendono ancora più profonde le distanze spaziali;
in secondo luogo, perché ho potuto constatare come, nonostante la frammentarietà del sostegno che noi offriamo loro sul piano formativo, questi nostri fratelli hanno acquisito al meglio lo spirito del nostro carisma, segno evidente che la sua fioritura e il suo sviluppo in terra d’Africa è proprio opera dello Spirito; ho ascoltato dalla loro bocca racconti di vita, espressi con l’umiltà e la semplicità (qualche volta anche con un pizzico di autoironia) di chi non ha la presunzione di “essere migliore degli altri”, ma capaci di destare la medesima stupefacente meraviglia dei “fioretti” di francescana memoria; in un Paese socialmente martoriato questi nostri fratelli sono fiaccole luminose che irradiano in maniera prodigiosa la forza rinnovante del Vangelo;
in terzo luogo, perché ho constatato come il nostro carisma rappresenti una straordinaria profezia per la vita propria dei presbiteri africani e per la pastorale di quei luoghi, che ne escono veramente e salutarmene vivificati.
Sento che dobbiamo elevare insieme un inno di lode e di gratitudine al Signore, per questa sorprendente fioritura che viene a scuotere qualche incipiente stanchezza in noi, sodali italiani, che della storia del nostro Istituto siamo i figli primogeniti.
L’altra esperienza forte è stato il Convegno unitario dei tre Istituti della Regalità sul tema: La profezia degli Istituti secolari alla luce degli insegnamenti di Papa Francesco. Al di là dello scambio con i fratelli e le sorelle laici, che è sempre molto stimolante e arricchente, il tema trattato magistralmente da don Francesco e l’approfondimento nei gruppi di lavoro ci hanno offerto una straordinaria mole di provocazioni, che per un verso evidenziano quanto sia attuale il nostro carisma nell’orizzonte dell’evangelizzazione disegnato da papa Francesco (possiamo dire: “questa è la nostra ora!”), per altro verso ci domandano una risposta specifica secondo la nostra vocazione, per la quale si richiede probabilmente da parte nostra una profonda conversione.
È il voto di apostolato che ci interpella, con la consapevolezza che la nostra collocazione è in frontiera: non solo nelle periferie del mondo, ma anche in avanscoperta nella direzione che lo Spirito attraverso il papa ci indica. Insomma, siamo veramente chiamati ad essere oggi più che mai “laboratorio sperimentale”, con la disponibilità, che le nostre Costituzioni ci domandano, “a pagare di persona il rinnovamento della Chiesa”.
La Commissione per la Formazione Permanente ci aiuterà a misurarci con queste attese dello Spirito ed anche la prossima Assemblea di Medio Corso sarà l’occasione propizia per dare un colpo d’ala alla nostra missione profetica nel mondo per fare così una più intensa esperienza della “dolce e confortante gioia di evangelizzare” (cfr Evangelii Gaudium, 10).
Siamo quindi immersi nel vento dello Spirito: lasciamoci sospingere senza reticenze! È l’auspicio che rivolgo alla nostra comunità vocazionale e a ciascuno di noi, perché abbiamo l’impagabile onore e la gioiosa responsabilità di essere “missionari della Regalità di Cristo”.
Il Signore vi dia pace.
Giuliano

