Carissimi fratelli ed amici,
nell’omelia tenuta in occasione della recente Giornata della Vita Consacrata il papa Francesco ha sviluppato una bellissima riflessione a partire dalla festa liturgica della Presentazione di Gesù e tra l’altro ha detto: “il carisma di ogni famiglia religiosa viene custodito insieme dall’obbedienza e dalla saggezza”.
L’obbedienza al carisma passa attraverso l’osservanza delle Costituzioni, che non può essere evidentemente un’osservanza puramente formale: occorre andare allo spirito delle regole, senza il quale si scade in un inutile quanto infruttuoso burocraticismo di tipo farisaico. E lo spirito delle Costituzioni non è qualcosa di rigido, ma è proprio la dimensione in cui si manifestano il dinamismo e la novità dello Spirito. Ciò significa che le Costituzioni vanno lette e rilette, vanno meditate in considerazione delle nostra vita che continuamente cambia, sono il terreno della nostra ricerca vocazionale e del nostro ascolto di quanto lo Spirito vuole indicarci. Non possiamo obbedire a qualcosa che non conosciamo.
Questo ci fa comprendere il senso e l’importanza di quell’esperienza, denominata “ascolto del carisma”, che da alcuni anni abbiamo introdotto nei nostri corsi di Esercizi Spirituali e che ancora fatichiamo a valorizzare fino in fondo. Ma l’ascolto del nostro carisma non può essere limitato a quell’appuntamento annuale: noi dobbiamo vivere permanentemente la tensione ad incarnare il carisma, a diventare ciò che siamo chiamati ad essere, e dobbiamo farlo non per dovere di stato ma “con passione”, come dice il papa nella Lettera Apostolica a tutti i Consacrati del 21 novembre 2014. Mi sembra straordinariamente pregnante questa espressione “con passione”, che contiene dentro un’esplosiva carica di amore e anche la fatica spesso sofferta del cercare e del mettere in atto. Mi vien da pensare che una delle vie privilegiate attraverso le quali può passare la profezia del nostro carisma è proprio la testimonianza di una vita appassionata.
Penso anche a quanto gioverebbe alla nostra edificazione comune se, con umile senso di fraternità e non per esibizionismo, riuscissimo a raccontarci quali cambiamenti va generando nella nostra vita l’ascolto permanente del nostro carisma! Di questo ha bisogno la nostra fraternità per fare uno scatto qualitativo e di questo ha bisogno il nostro carisma per mostrare la sua capacità di essere animazione della storia.
E credo che sia da interpretare in questa direzione l’indicazione, data dal papa, della “saggezza” necessaria per custodire il carisma, che riprendeva un pensiero espresso in precedenza nella citata Lettera a tutti i Consacrati, quando dice: “Raccontare la propria storia è indispensabile per tenere viva l’identità […] E’ un modo per prendere coscienza di come è stato vissuto il carisma lungo la storia, quale creatività ha sprigionato, quali difficoltà ha dovuto affrontare e come sono state superate…”. La saggezza, cioè la capacità di individuare la direzione del cammino da percorrere, nasce dalla narrazione del vissuto. Raccontarsi non è, allora, un vero atto di povertà (perché mi esproprio di ciò che mi appartiene), un vero atto di carità (perché del mio vissuto faccio dono agli altri), un vero atto di fraternità (perché mettendo in comune la vita cresce la comunione e il senso dell’appartenenza)?
Ecco dunque due ambiti sui quali siamo chiamati ad esercitarci in questa sorta di palestra, che vuol essere l’Anno della Vita Consacrata. Se vogliamo, esso è un “segno dei tempi”, che domanda di essere colto e valorizzato, perché la grazia di Dio non passi invano e non si perda il treno della storia.
La quaresima, che abbiamo davanti, ci offre il contesto liturgico più appropriato per misurarci con queste domande che la Chiesa e il mondo ci rivolgono.
Buona quaresima a tutti.
nell’omelia tenuta in occasione della recente Giornata della Vita Consacrata il papa Francesco ha sviluppato una bellissima riflessione a partire dalla festa liturgica della Presentazione di Gesù e tra l’altro ha detto: “il carisma di ogni famiglia religiosa viene custodito insieme dall’obbedienza e dalla saggezza”.
L’obbedienza al carisma passa attraverso l’osservanza delle Costituzioni, che non può essere evidentemente un’osservanza puramente formale: occorre andare allo spirito delle regole, senza il quale si scade in un inutile quanto infruttuoso burocraticismo di tipo farisaico. E lo spirito delle Costituzioni non è qualcosa di rigido, ma è proprio la dimensione in cui si manifestano il dinamismo e la novità dello Spirito. Ciò significa che le Costituzioni vanno lette e rilette, vanno meditate in considerazione delle nostra vita che continuamente cambia, sono il terreno della nostra ricerca vocazionale e del nostro ascolto di quanto lo Spirito vuole indicarci. Non possiamo obbedire a qualcosa che non conosciamo.
Questo ci fa comprendere il senso e l’importanza di quell’esperienza, denominata “ascolto del carisma”, che da alcuni anni abbiamo introdotto nei nostri corsi di Esercizi Spirituali e che ancora fatichiamo a valorizzare fino in fondo. Ma l’ascolto del nostro carisma non può essere limitato a quell’appuntamento annuale: noi dobbiamo vivere permanentemente la tensione ad incarnare il carisma, a diventare ciò che siamo chiamati ad essere, e dobbiamo farlo non per dovere di stato ma “con passione”, come dice il papa nella Lettera Apostolica a tutti i Consacrati del 21 novembre 2014. Mi sembra straordinariamente pregnante questa espressione “con passione”, che contiene dentro un’esplosiva carica di amore e anche la fatica spesso sofferta del cercare e del mettere in atto. Mi vien da pensare che una delle vie privilegiate attraverso le quali può passare la profezia del nostro carisma è proprio la testimonianza di una vita appassionata.
Penso anche a quanto gioverebbe alla nostra edificazione comune se, con umile senso di fraternità e non per esibizionismo, riuscissimo a raccontarci quali cambiamenti va generando nella nostra vita l’ascolto permanente del nostro carisma! Di questo ha bisogno la nostra fraternità per fare uno scatto qualitativo e di questo ha bisogno il nostro carisma per mostrare la sua capacità di essere animazione della storia.
E credo che sia da interpretare in questa direzione l’indicazione, data dal papa, della “saggezza” necessaria per custodire il carisma, che riprendeva un pensiero espresso in precedenza nella citata Lettera a tutti i Consacrati, quando dice: “Raccontare la propria storia è indispensabile per tenere viva l’identità […] E’ un modo per prendere coscienza di come è stato vissuto il carisma lungo la storia, quale creatività ha sprigionato, quali difficoltà ha dovuto affrontare e come sono state superate…”. La saggezza, cioè la capacità di individuare la direzione del cammino da percorrere, nasce dalla narrazione del vissuto. Raccontarsi non è, allora, un vero atto di povertà (perché mi esproprio di ciò che mi appartiene), un vero atto di carità (perché del mio vissuto faccio dono agli altri), un vero atto di fraternità (perché mettendo in comune la vita cresce la comunione e il senso dell’appartenenza)?
Ecco dunque due ambiti sui quali siamo chiamati ad esercitarci in questa sorta di palestra, che vuol essere l’Anno della Vita Consacrata. Se vogliamo, esso è un “segno dei tempi”, che domanda di essere colto e valorizzato, perché la grazia di Dio non passi invano e non si perda il treno della storia.
La quaresima, che abbiamo davanti, ci offre il contesto liturgico più appropriato per misurarci con queste domande che la Chiesa e il mondo ci rivolgono.
Buona quaresima a tutti.
Giuliano


