Carissimi fratelli ed amici,
                     
 il Signore ci fa la grazia di vivere questo passaggio della nostra vita sotto il segno della Misericordia. Al di là dell'evento giubilare in sé, questo incontro con Dio-misericordia è veramente provvidenziale, perché ci riporta alle radici non solo della nostra fede ma anche della nostra vita, per rileggere tutto il nostro vissuto in questa chiave, fino a ieri niente affatto scontata.

In passato abbiamo forse insistito un po' troppo su di una spiritualità caratterizzata da un volontarismo pervicace, un'ascetica che ci dava l'illusione che la vita beata dovesse essere una strenua conquista dell'uomo, salvo poi a generarci depressione e sensi di colpa quando la pesantezza della nostra carne non sempre ci consentiva di volare all'altezza dei desideri.

     Con questo non intendo chiaramente negare valore all'impegno ascetico, che rimane assolutamente indispensabile. Non può però essere il punto di partenza del nostro cammino di crescita nella fede. Misericordia vuol dire che all'inizio c'è un dono d'amore, un sogno sublime che dice tutta la passione con cui Dio si pone dinanzi a ciascuno di noi: non ci pensa piccoli, ma ci vuole grandi! E il fatto che Egli abbia pensato un progetto di vita per noi vuol dire che Egli stesso si rimbocca le maniche e si impegna a portare a compimento in noi questo suo sogno. Siamo opera delle sue mani non solo nel primo nostro esistere, ma in tutto il nostro esistere.

     Poi Dio non ama fare tutto da sé, non ci considera degli oggetti, dei giocattoli al servizio della sua autoaffermazione. Dio ci tratta da pari, ci rispetta nella nostra libertà, ci dice: «Se vuoi!». Qui entra in gioco il nostro impegno, qui l'ascetica si compone con la mistica: siamo chiamati a diventare argilla che si lascia plasmare, a dire il nostro «Eccomi!» al dono di Dio, un «Eccomi!» che evidentemente non può essere indolore, proprio perché fiorisce sul terreno di una umanità ferita dal peccato, diminuita, tentennante, confusa.

     Questo ci fa capire perché Dio non demorde, non ci abbandona nella confusione dei nostri deraglia-menti: si prende cura di noi perché il suo nome è misericordia, il suo cuore è misericordia.

     Il papa Francesco ha più volte ripetuto in questi giorni che la misericordia costituisce l'architrave della vita cristiana. Nella prospettiva in cui ci pone la nostra vocazione per noi è fondamentale capire che, dopo il peccato che ha compromesso la realizzazione del progetto originario di Dio, la misericordia è anche la via della piena umanizzazione dell'uomo. Il declinare i verbi del nuovo umanesimo, declamati dal Convegno di Firenze, nella prospettiva della misericordia costituisce uno straordinario esercizio di maturazione personale ed una strada veramente profetica di annuncio e promozione della "vita buona del Vangelo".
 
    La contemplazione del Dio fatto bambino, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, ci faccia gu-stare la consolante certezza che «Dio è per noi» e nessuna paura ha diritto di albergo nel nostro cuore, perché nulla potrà essere contro di noi.

Buon Natale a tutti e a ciascuno.
 
Giuliano


Der Weg der Barmherzigkeit


DROGA MIŁOSIERDZIA