Carissimi fratelli e amici,
ci collochiamo ormai nella prospettiva del grande Giubileo del 2025, che a mio giudizio dobbiamo accogliere e valorizzare come un appello a passare con piena fiducia attraverso la porta della misericordia, per entrare sempre più intimamente nel cuore di Dio, dove soltanto la nostra vita può essere integralmente illuminata.
È vero che abbiamo celebrato dieci anni fa’ il Giubileo straordinario della Misericordia, voluto da papa Francesco. Ma della misericordia noi abbiamo sempre bisogno (numquam satis!) e nel mistero della misericordia è necessario che penetriamo sempre di più per diventare noi pure misericordiosi secondo l’imperativo di Gesù (cfr. Lc 6,36), perché l’annuncio e il dono della misericordia costituiscono il senso del nostro ministero, il compito della Chiesa tutta intera.
Non mi diffondo sul significato della misericordia, che credo sia a tutti noi ben noto. Allo stesso tempo sono però personalmente preoccupato quando osservo chealcuni danno alla misericordiail sapore del buonismo, del ribasso della radicalità evangelica, del compromesso mediocre e a poco prezzo. La cifra per misurare la misericordia resta Gesù crocifisso.
Ma il segno che noi siamo compenetrati di misericordia (o quanto meno che ci stiamo lasciando riplasmare dalla misericordia) credo che sia dato dall’approccio che noi stabiliamo con gli altri, con il mondo, con gli avvenimenti della storia. Si tratta di un approccio che deve avere a mio parere delle caratteristiche ben precise:
- uno sguardo che accoglie, rinunciando al giudizio proteso alla condanna, anche se una valutazione dobbiamo sempre responsabilmente darla soprattutto dei comportamenti e degli avvenimenti, che però non può essere quella del farmacista armato di bilancia di precisione, ma quella della madre che si sente interpellata, passando dalla com-passione al portare la croce insieme con, ad accettare di salire su quella croce pagando di persona; penso che sia il significato che Paolo voglia dare al termine “macrothumia”, quando dice che la carità è “longanime” (cfr 1Cor 13,4);
- uno sguardo che incoraggia, cioè libera dalle paure che vengono dalla percezione delle conseguenze negative che sono generate da comportamenti e avvenimenti, e restituisce la fiducia che è possibile rimettersi in piedi e riprendere il cammino;
- uno sguardo che consola, che cioè non lascia soli, ma rivela la disponibilità ad accompagnare nella ricerca di ciò che è veramente “il bene”.
Così dev’essere con le persone, ma anche con gli avvenimenti della storia, che non sono mai totalmente negativi (altrimenti dovremmo ammettere che in alcuni casi Dio si assenta dalla vita dell’uomo), per cui occorre leggerli in profondità cercando il bene nascosto dentro un groviglio di espressioni del male, farlo emergere e farlo diventare promessa di futuro, lasciarsi interpellare rimboccandosi le maniche perché ciò che è buono cresca e si affermi.
La polemica non credo che sia la via della misericordia, perché è una battaglia che dà l’illusione di terminare con dei vincitori e dei vinti, ma in realtà lascia il campo seminato di vittime e offre il pretesto per ulteriori sanguinose battaglie.La misericordia è la via scelta da Dio per entrare in rapporto con l’uomo, con il mondo, con la storia: credo che sia per l’uomo l’unica via possibile per incontrare veramente Dio.
Il Giubileo che celebreremo a breve insegni allora a tutti noi, alla Chiesa e al mondo ad intraprendere con fiducia e con coraggio la via della misericordia, che è l’unico ponte tra questa vita terrena e l’eternità.
don Giuliano

O podejściu spojrzeniu naznaczonym miłosierdziem

Pour une approche à l'enseigne de la misericirde