LETTERA DEL PRESIDENTE - ottobre 2018

DI QUALE VANGELO SIAMO SERVI?

 Carissimi fratelli ed amici,

       mi ha molto impressionato la lettera indirizzata da p. Teresino Serra al Ministro dell’Interno, pubblicata su Nigrizia, e che ha fatto un certo scalpore senza peraltro riuscire a scalfire minimamente l’arrogante sicumera del destinatario. 

In un passaggio p. Teresino scrive: “Molti preti la pensano come te. Sono preti che seguono il tuo vangelo, non quello di Cristo, loro maestro”. Questa affermazione soprattutto mi ha scosso come una sonora sberla e mi ha subito provocato nell’intimo la domanda: “E io, quale vangelo seguo?”, che ho cercato immediatamente di rimuovere dando a me stesso la risposta ovvia che la ragione in quel momento poteva suggerirmi: “Io seguo il vangelo di Cristo, perché ne sono un ministro”.

Ma poi ho pensato che quella provocazione non andasse sbrigativamente rimossa ma custodita e valorizzata; che sarebbe stato salutare per me se le avessi consentito di trafiggermi il cuore, di sconvolgere le mie ovvietà, di interrogare non la mia intelligenza ma la mia vita; perché è proprio vero quello che dice anche l’apostolo Paolo: “Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Rm 7,19). Sono le mie scelte, gli atteggiamenti e i comportamenti concreti di ogni giorno che rivelano qual è realmente il vangelo al cui servizio mi sono legato.

Verificandomi sull’onda di questo tarlo, ho riscontrato che spesso le mie scelte sono ispirate da ciò che la ragione mi suggerisce, col risultato che mi muovo tra equilibrismi e compromessi che, se dal punto di vista umano danno la sensazione di un comportamento saggio e ben ponderato, dal punto di vista evangelico rivelano l’assenza di quello spirito profetico, che è ingrediente essenziale e imprescindibile dell’essere cristiano e dell’essere presbitero. “Se il sale perde il suo sapore, come si potrà ridarglielo? Ormai non serve più a nulla; non resta che buttarlo via” (Mt 5,13).

Imparo, allora, che devo osare di più, essere coscienza evangelicamente critica per un mondo appiattito su orizzonte di basso respiro, marcato dall’egoismo, dalle chiusure, dalle divisioni, dalle rivendicazioni di un nazionalismo di ritorno, che per noi “cattolici” e credenti nell’universalismo della salvezza è nota del tutto stonata. Devo sapermi indignare quando è negato il diritto alla vita, quando è calpestata la dignità della persona, quando l’interesse privato o di pochi sacrifica o impedisce il bene comune. Devo essere voce di chi non ha voce, difendendomi però dalle luci della ribalta, non gridando davanti agli uomini come nuovo “Masaniello” ma cercando senza sconti la coerenza in me tra la parola e la vita, sapendo assumere senza paura le scelte ardite capaci di far rivivere in me la forza rivoluzionaria del Vangelo. Come Francesco d’Assisi.

Forse farebbe bene un po’ a tutti se di tanto in tanto, magari ogni sera al termine della giornata, ci domandassimo: “Oggi, di quale vangelo sono stato servo?”. Sicuramente ci aiuterebbe ad essere più credenti e più credibili.

Il Signore doni a tutti sovrabbondante la sua pace. 


Giuliano

 

Welchem Evangelium dienen wir?

 

Jakiej Ewangelii służymy?