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Le Costituzioni Stampa E-mail
Articoli più importanti delle nostre Costituzioni

 

dal CAPITOLO PRIMO Natura - fine - spiritualità dell'Istituto

Articolo 1
a) L'Istituto secolare dei Sacerdoti Missionari della Regalità di Cristo è una comunità di presbiteri diocesani, chiamati dal dono dello Spirito Santo a cercare la perfezione del loro ministero e della loro vita per mezzo di quella forma di consacrazione che è conferita dalla "professione vera e completa dei consigli evangelici nel secolo riconosciuta dalla chiesa" (PC 11)
b) L'Istituto, aggiornato alla teologia e alle leggi della Chiesa per gli Istituti Secolari, si propone di formare i suoi membri ad essere vigilanti e generosi nel seguire Cristo Gesù con radicalità evangelica, fedeli alla spiritualità del presbiterio diocesano e alla presenti Costituzioni, al fine di obbedire alla loro speciale vocazione e missione nella Chiesa locale e nel mondo.

Articolo 2

L'Istituto è consacrato a Cristo Re e ha per Regina la Santa Vergine Immacolata.
Patrono principale, modello di vita secondo il Vangelo, è San Francesco di Assisi, alla cui spiritualità l'Istituto si ispira.

Articolo 3

I membri dell'Istituto, docili al carisma dello Spirito Santo, vogliono vivere il loro ministero presbiterale secondo il modello di vita che Cristo additò ai suoi primi discepoli, invitandoli a lasciare tutto per lui e per il Vangelo (Mc 8,35; PC 2).
Si propongono, perciò, di rispondere alla chiamata con la tensione costante di conformarsi a Cristo, versati in libagione per i fratelli (2 Tim 4,6), consacrando tutta la loro vita all'avvento del Regno.
Continuano, pertanto, a vivere nel mondo, anche se non appartengono al mondo (Gv 17,11-18), e restano membri del Presbiterio diocesano, perfezionando la comunione con il Vescovo, con i presbiteri, e con tutti gli altri membri della Chiesa, nella quale operano come servi (Lc 17,10), senza alcun segno esteriore che li distingua dagli altri.

Articolo 4

La vita interiore e il servizio pastorale dei membri dell'Istituto prende motivo e ispirazione dalla teologia della Regalità di Cristo.
I Sacerdoti Missionari intendono pagare di persona, nel quotidiano impegno di vita, tutto quanto è necessario per il rinnovamento ecclesiale indicato dal Magistero della Chiesa, sempre sotto la presidenza di verità e di carità, che è propria del Vescovo nella Chiesa locale.

Articolo 5

I Sacerdoti Missionari tengono in considerazione, per la loro spiritualità diocesana, i seguenti principi, richiamati in diversi modi in queste Costituzioni:
     a) il mistero dell'Incarnazione proclama ai presbiteri la loro identità e il loro compito: segregati e consacrati per il Vangelo del Regno (Rom 1,1), e pastori esemplari del gregge (1Pt 5,3), essi rendono presente nel cuore della Chiesa l'amore di Dio per gli uomini nel Cristo, del quale sono segno, mediante la parola e il sacramento, e suscitano la comunione degli uomini con Dio e tra loro (3 SS, int 6);
     b) Cristo, Capo del suo Corpo vivo, che è la Chiesa, con libera scelta d'amore distribuisce i vari carismi, «organizzando coasì i santi per compiere l'opera del ministero e per la edificazione del Corpo», il quale, «grazie ai vari legami che gli danno coesione e unità, cresce mediante l'attività propria di ciascuno dei suoi organi e si ricostruisce nella carità» (Ef 4,10-16);
     c) Cristo esercita il suo sacerdozio nel sacrificio pasquale di sè, assume le miserie degli uomini di ogni tempo, i tentativi di coloro che soffrono per la giustizia e sono angustiati da una sorte infelice; il presbitero, configurato a Cristo nella realtà sacramentale del sacerdozio ministeriale e con Cristo in comunione di rapporto personale costante, vive con la gioia della fede questa sua parte del mistero della croce aperto alla Resurrezione;
     d) «Il ministero sacerdotale raggiunge il suo culmine nella celebrazione dell'Eucaristia, che è la fonte e il centro dell'unità della Chiesa» (Conc. Trid. XXIII, DB 957; 3 SS p. 1,4), sacrificio pasquale che «porta a compimento la edificazione del Corpo di Cristo» (LG 11 e 17). L'Eucaristia, pertanto, cuore della Chiesa, impegna il presbitero a un tono speciale di contemplazione e insieme a un dono di sè nell'azione, perché «nessuno è degno di Cristo, Pontefice e Sacrificio, se prima non ha offerto se stesso a Dio come ostia viva santa e gradita in modo da essere vero sacrificio di lode» (S. Greg. Naz. oratio II, 98; PG 35,499; Gv 22,26-27);
     e) la parte che la Beata Vergine Maria ha nel sacerdozio di Cristo, «nato da una donna» (Gal 4,4), e nella Chiesa, la sua prontezza alla voce dello Spirito Santo e i rapporti col suo Figlio e di questi con lei, ispirano ai presbiteri, come frutto di una vera devozione filiale, quello stile di vita sempre più pronta a ogni esigenza della missione cui si sono dedicati (PO 19);
     f) i presbiteri, generati dal Vescovo al sacerdozio ministeriale, lo riconoscono nella fede come padre e gli obbediscono con rispettoso amore; poiché dal Vescovo ricevono la porzione del gregge o altro ufficio, ivi lo fanno presente e con lui costituiscono un unico corpo sacerdotale; venerando nel Vescovo l'autorità di Cristo supremo pastore, contribuiscono corresponsabilmente all'edificazione del Corpo mistico del Signore a misura che la loro ebbedienza è pervasa dallo Spirito di collaborazione (LG 24,27; PO, 7);
     g) «I presbiteri saranno tanto più fedelmente attaccati alla loro missione, quanto più si riconoscono e si dimostrano fedeli alla comunione ecclesiale, in quanto essi hanno ricevuto lo speciale mandato di essere a servizio di questa comunione. La libertà personale, che risponde alla propria vocazione e ai carismi ricevuti da Dio, e insieme la comune solidarietà, ordinata al servizio della comunità e per il bene della missione da compiere, sono le due condizioni, che devono configurare il modo caratteristico dell'azione pastorale della Chiesa; garante di questa condizione è l'autorità del Vescovo, da esercitare in spirito di servizio» (3 SS p. 2, II,1);
     h) i presbiteri sono legati tra loro per l'intima fraternità sacramentale (PO 8) e per la loro missione, e collaborano concordemente alla medesima opera di santificazione e di governo del gregge per la costruzione del Regno (ES 1);
     i) i presbiteri partecipano in modo speciale, come i Dodici, alla intimità con Cristo e alla sua missione di buon Pastore. Perciò, non possono e non devono stabilire frattura tra l'amore di Dio e l'attività pastorale, come per Cristo non c'è frattura tra la spiritualità di Nazarth e la spiritualità della vita pubblica fino al Calvario (3 SS p. 2,I,3).
   Questa, infatti, opera e resiste nella misura in cui è sostenuta e pervasa dallo spirito di Nazareth: preghiera fino alla contemplazione, lavoro nascosto e spirito di attesa, incarnazione elevante della vita ordinaria della comunità in cui si opera, sono il lievito sparso nell'azione pastorale;
     l) i presbiteri hanno nella Chiesa il «dovere permanente di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo», affinché come ministri della Parola e della Grazia e al tempo stesso come fratelli e amici, «in modo adatto a ciascuna generazione, possano rispondere ai perenni interrogativi degli uomini» (GS 4);
     m) i presbiteri, perché sono ministri e testimoni del Cristo Risorto, portano tra gli uomini la forza dell'amore con la serenità, la speranza e il coraggio cristiano.

Articolo 6

     I Sacerdoti Missionari, inoltre, per la loro ispirazione francescana, coltivano in particolare:
     a) una conformità vera a Cristo, Sacerdote eterno del Padre e dell'umanità, il cui cibo era fare la volontà del Padre e portare a compimento l'opera sua (Gv 4,34);
     b) la sequela di Cristo come modello di preghiera, amico degli uomini, pieno di amore e di misericordia;
     c) la povertà evangelica;
     d) la gioiosa donazione della verginità cristiana nel sacerdozio;
     e) la costante disposizione a obbedire con la docilità dell'amore al Papa, al Vescovo e ai responsabili dell'Istituto;
     f) la cordiale e intelligente collaborazione con tutti coloro che sono impegnati nelle attività ove anch'essi operano;
     g) l'azione pastorale intesa e vissuta come partecipazione in perfetta letizia alla volontà redentrice di Cristo.
 
 

dal CAPITOLO QUARTO La vita di preghiera e di penitenza

Articolo 32

Il corso annuale di Esercizi è considerato dai sacerdoti missionari il momento forte della loro vita fraterna, oltre ché di conversione personale. Infatti esso favorisce la presa di coscienza della perfezione cui sono chiamati e garantisce anche quel minimo di esperienza della comunione visibile tra fratelli, indispensabile per sentirsi membri della famiglia spirituale che è l'Istituto. Pertanto, il sacerdote missionario interverrà ogni anno a uno dei corsi di Esercizi organizzati dall'Istituto. Questi avranno almeno una giornata di studio e di fraternità per l'incremento dello spirito e della vita dell'Istituto.

Articolo 33

     a) Il sacerdote missionario, quando il Vescovo lo domanda, partecipa al corso di Esercizi del presbiterio diocesano. Ne informa però il Presidente per averne indicazioni relative ai suoi impegni di membro dell'Istituto.
     b) Impedito a partecipare agli Esercizi dell'Istituto da altri seri motivi, esporrà il caso al Presidente e si regolerà secondo il consiglio che gli sarà dato.
     c) Nell'uno e nell'altro caso, nei limiti del possibile, sarà presente a qualche giornata degli Esercizi dell'Istituto.
 
 

dal CAPITOLO QUINTO La vita di comunione fraterna

Articolo 34

    a) L'Istituto manifesta e vive in concreto la sua realtà di comunione nel gruppo. Qui i doni che Dio ha dato a ciascuno possono effettivamente tradursi in carità verso la Chiesa locale, il presbiterio, il mondo.
     b) L'appartenenza al gruppo dell'Istituto non consente alcuna separazione dal presbiterio diocesano e dalla realtà nella quale ciascun sacerdote missionario viene chiamato ad operare: è tesa invece a inserirvelo con più serio impegno e più cosciente responsabilità.

Articolo 35

     Gli incontri di gruppo hanno una importanza primaria per la spiritualità dei suoi membri e per la missione dell'Istituto. Sono, perciò, tenuti con la periodicità consentita dalle condizioni locali, a prudente giudizio dei responsabili, e avranno carattere organico e formativo.

Articolo 36

I Sacerdoti Missionari, in quanto tali, non hanno vita in comune, tuttavia la favoriscono nelle forme possibili come efficace aiuto spirituale e pastorale e come segno di carità (PO 8).
Senza nulla togliere alla vera carità, che avranno sempre verso tutti i presbiteri, condiocesani in particolare, si impegnano a fare tra loro una viva comunione, traducendola nel concreto esercizio delle virtù umane e cristiane e in aiuto fraterno, sia spirituale che materiale, secondo occorrenza.
 
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