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LETTERA DEL PRESIDENTE - gennaio 2019

PER AMORE, SOLO PER AMORE

 Carissimi fratelli ed amici,

        il carisma della secolarità ci pone in una relazione strettissima con il mistero dell’incarnazione su cui non finiremo mai di meditare, per comprenderne in modo sempre più profondo e radicale il senso e le forme di attuazione, che ci consentano di essere profeti-testimoni di una umanità redenta. 

Sicuramente incarnazione vuol dire che Dio ha scelto di salvare l’uomo “dal di dentro” dell’umanità, assumendola non come un abito che si indossa e poi si dismette, ma come la pelle che rivela il suo volto e la forma della sua relazione con noi. Nasce da qui la nostra simpatia per il mondo, che il Figlio di Dio non ha rifiutato ma abbracciato per restituirgli dignità e libertà. Nasce da qui anche la nostra missione, che è quella di riconoscere i segni della presenza del Regno in questo mondo e renderli operativi, come fermenti per una trasfigurazione del volto di questa umanità.

 In questo senso noi siamo irriducibilmente ottimisti, chiamati ad essere i tessitori della speranza nel cuore degli uomini: in un mondo che ci appare arrotolarsi sempre più su se stesso, noisiamo mandati ad indicare feritoie aperte sul futuro da cui si irradia la luce sfolgorante di un mattino e di una stagione nuova che ci attendono.

Si tratta di un parto, che per quel che ci riguarda non può essere indolore, come non lo è stato per il Figlio di Dio. L’incarnazione è un processo, un itinerario che porta alla vita redenta passando attraverso la via dolorosa della croce. In questo l’incarnazione del Figlio di Dio è per noi un paradigma da assumere:

 

  • nasce non riconosciuto neanche da chi si fregiava di attenderlo (cfrGv 1, 9-10; Mt 2,3-4);
  • entra nel mondo rifiutato (Lc 2,7: «per loro non c’era posto nell’alloggio»; Gv 1,11: «venne fra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto»);
  • benché innocente è perseguitato (cfrMt 2,13);
  • venuto a visitarci «come sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte» (Lc 1,78-79), è ricacciatonella notte dell’esilio in terra d’Egitto (cfr. Mt 2,14).

 

Proviamo ad applicare questo paradigma alla nostra vita e al nostro ministero di presbiteri e chiediamoci se esso veramente ispira e informa tutto il nostro vissuto o se non piuttosto talvolta non si insinuino sottilmente nel nostro animo i demoni dell’attesa di riconoscimenti, della ricerca del favore e del plauso, dell’affermazione e del successo personale, del radicamento nei ruoli di prestigio e nelle sicurezze di un regno terreno costruito ad arte in funzione di noi stessi.  

Scusatemi se vengo a rompere la magia dell’atmosfera natalizia, caratterizzata nel comune sentire da un buonismo a buon mercato che sicuramente non appartiene ai sentimenti del Figlio di Dio fattosi uomo, il quale invece dall’inizio ha pagato di persona un prezzo altissimo, di fronte al quale il nostro impegno, a volte mediocre, impallidisce. 

È una riflessione che faccio per me, ad alta voce, perché ogni tanto, soprattutto quando umanamente il gioco sembra decisamente a perdere, si affaccia alla mente senza pudore la domanda: «Chi me la fa fare?».

C’è una sola risposta che è capace di dare senso a tutto questo, è quella che raccogliamo contemplando il Dio fatto bambino, deposto in una mangiatoia pronto a farsi cibo per donare la vita: per amore, solo per amore!

Auguro a tutti voi, miei Fratelli amati e miei Compagni di viaggio, che al di là di ogni miope valutazione umana sia l’amore ad inondare tutta la nostra vita.

Il Signore vi dia pace per tutto il nuovo anno.


Giuliano

 

Aus Liebe, einzig und allein aus Liebe

 

 

 
Institut Séculier des Prêtres Missionnaires de la Royauté du Christ

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